[DET#8] In tre parole

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Ebbene, dopo un lungo periodo e lunghe peripezie, ci siamo ritrovati nuovamente io e lo sparring partner Sorio per tirare un po’ le somme (che non sono variate molto negli ultimi 12 mesi) e per cercare di capire come e dove agire per sbloccare il mio lavoro. O forse no.

Si, in realtà abbiamo più che altro centrato il focus su alcuni difetti strutturali e narrativi del mio lavoro, in particolare i dialoghi. Abbiamo quindi scomodato Baricco, Salinger, Carver, ma anche De Carlo, come esempi più o meno virtuosi dell’utilizzo dei dialoghi.
(Di De Carlo non ho parlato molto virtuosamente, va detto).

Anche se in realtà ritengo che in questo momento abbia carenze anche da un punto di vista “emozionale” e di atmosfere: al di là della prosa, penso ancora di non riuscire a trasmettere alcune delle sensazioni che contraddistinguono il mio stile. Quelle cose del “cacchio, mi sembra di viverla”.

E abbiamo parlato anche di messaggi: qual’è il messaggio che voglio dare, o che viene comunicato? Eh, probabilmente non è così chiaro nemmeno quello.

Alla fine mi sono stati dati pure i compiti per casa: l’ascolto tramite Radio 3 dei racconti di Carver (“che così è più leggero”) e riassumere la sinossi del romanzo prima in cinque righe, poi in tre, poi in una, poi in tre parole.

Perché se hai chiaro quel che vuoi dire, ci riesci anche in tre parole.

Non
sono
convinto.

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